LA LETTURA DEL MONDO FISICO:  ENERGY POWER

BAGNO DOCCIA SHAMPOO

“Energizzante – Taurine Complex – Vitalità Intensa” …

“Detergente e delicato, aiuta a donare una sensazione di intensa vitalità”



A leggere il mondo, se ne leggono proprio tante.

Quanto su (titolo compreso) è ciò che leggo sul mio sapone, uno dei tanti, che mi ha fatto riflettere non poco sull’uso della parola energia….

 

Tra le cose che mi affascinano, credo sia ormai noto, di sicuro trova largo spazio l’energia (ne ho scritto sin dall’inizio https://vemarsas.it/r/cW1 ). In alcuni casi, a scuola, ci è stato insegnato che “l’energia è la capacità di compiere lavoro” ….il che rimanda al concetto di lavoro per la comprensione… Rivolgendoci al web troviamo la seguente definizione:

 

“L'energia è la grandezza fisica che misura la capacità di un corpo o di un sistema fisico di compiere lavoro, a prescindere dal fatto che tale lavoro sia o possa essere effettivamente svolto.

[…]

Il concetto di energia può emergere intuitivamente dall'osservazione sperimentale che la capacità di un sistema fisico di compiere lavoro diminuisce a mano a mano che questo viene prodotto. In questo senso l'energia può essere definita come una proprietà posseduta dal sistema che può essere scambiata fra i corpi attraverso il lavoro.

(Wikipedia)

 

Ho sempre pensato che comunque la si definisca, a non averci direttamente a che fare, l’energia risulti sempre qualcosa di sfuggente. Solo quando sono ripetuti i riferimenti ad essa, anche quotidiani, quando si passa tra le sue varie forme con frequenza, ci si ferma un attimo a rifletterci, si inizia a cogliere la sua essenza e percepirne ed apprezzarne il suo fluire.

 

Sia chiaro, non mi sto riferendo a quanto citato da personal trainer e affini quando, per esortare discenti, esclamano “Forza! Un po’ più di energia!” o simili (…probabilmente si potrebbe scrivere un trattato su queste affermazioni…)

 

Mi riferisco a quella entità con cui ogni giorno abbiamo a che fare, anche inconsapevolmente. Parlo dell’energia termica, di quella elettrica, chimica etc etc. Di quel qualcosa che, in fin dei conti, ci permette di fare.

 

Non è mia intenzione dare ulteriori definizioni del termine ma mi preme fissare un concetto: in qualche modo l’energia, come la intendo qui, deve potersi misurare.

 

Da quanto scritto, penso traspaia che il termine sia, talvolta, forse abusato. Aziende ne fanno parte del proprio nome; azionisti ne scambiano titoli…; si parla di “energia spirituale”… “motivazionale”… Poi ci sono società che ci propongono “offerte” per quella elettrica, quella chimica …termica. Sentiamo quindi parlare di unità di misura, costi per unità, ma poi inevitabilmente ci perdiamo tra oneri di sistema etc etc.

 

Tra i vari argomenti correlati, forse il più dibattuto è quello del “risparmio energetico”. Incentivi di qua, bonus di là; sembra che a muovere il tutto sia solo la prospettiva di una minore spesa.

 

“Oggi consumi 100 e spendi per 100. Facendo così consumerai 50 e spenderai la metà!”.

 

Non voglio che mi si fraintenda e per tanto cercherò di chiarire. Non è che la prospettiva di spendere meno sia malvagia, anzi…è solo che ritengo che quel risultato dovrebbe essere la logica conseguenza di un principio universalmente accettabile come corretto. Se per fare qualcosa posso consumare meno energia, perché devo consumarne di più? Non può ritenersi etico consumare l’indispensabile? (https://vemarsas.it/r/vqa )

 

Riallacciandomi anche allo scorso articolo (https://vemarsas.it/r/AWC ), dunque, esistono sensori o dispositivi per misurare l’energia nelle sue diverse forme.

 

Consideriamo quella elettrica per praticità nel tentativo di fare qualche semplice esempio di calcolo.

 

Prendiamo un dispositivo capace di misurare correnti e tensioni. Oltre alla potenza, dotato di un “orologio”, può darci informazioni sull’energia. Supponiamo che questo dispositivo sia dotato anche di un contatto che possiamo controllare magari in modalità wireless oppure praticamente con un comune interruttore (…dispositivi così ne esistono di vari tipi).

 

Se un dispositivo così impegna una potenza di 0,3W significa che, tenuto acceso per 24h al giorno, 365giorni all’anno, consumerà 2,68kWh/anno.

 

Diciamo che il dispositivo può controllare, tramite il suo contatto, una potenza di 3000W;  l’energia che fluirà e potrà misurare sarà dipendente dalla potenza del carico (le utenze collegate) ed dal suo tempo di attività.

 

Si può calcolare che, a pieno carico, in meno di un ora può pilotare e misurare l’energia che da solo consumerebbe in un anno ma l’aspetto interessante credo sia un altro.  

 

Supponiamo che mediamente la somma delle potenze impegnate dai carichi alimentati dal circuito facente capo a quel dispositivo sia di 900W;

 

Se ogni  2 giorni ci si “dimentica” acceso il circuito per 5 minuti pur se non concretamente utilizzato, in un anno si otterrà un funzionamento a vuoto per circa 15ore che tradotti in termini energetici significa 13,65kWh/anno

 

Ora, se non fossero 900 ma 3000 i Watt effettivamente controllati? E se i 5 minuti non fossero ogni due giorni ma tutti i giorni? E se non parlassimo di soli 5 minuti?....è facile capire che, laddove lo spreco è tanto, il margine di risparmio è altrettanto.

 

Immaginate, poi, quando i circuiti controllati dovessero essere 100 o più…allora tutto assumerebbe proporzioni più che interessanti... anche economicamente.

 

Col nostro dispositivo non c’è necessità di essere bravi per spegnere il circuito appena terminato l’utilizzo e per poter risparmiare i 10,97kWh/anno (=(13,65-2,68) kWh) perché lo farà lui per noi. In automatico. Sarà programmato a tempo o leggerà la conclusione delle attività per togliere l’alimentazione ai carichi autonomamente e in tempo reale. Potrà farlo perché è in grado di leggere alcune caratteristiche della parte di mondo fisico cui è destinato.

 

Quanto appena descritto, con pochi passaggi è stato realizzato in diverse occasioni reali.  

Ad esempio, a partire da un semplice e standard quadretto elettrico,

 


mediante l’inserimento di due componenti, è stato possibile realizzare un interessante sistema.

 

Di seguito riporto lo schema tipo di un circuito realizzato in ibridazione.

 


Il dispositivo Widom Energy Driven è proprio del tipo discusso su. Può essere controllato in modalità wireless da remoto oppure dal dispositivo Energy Saver locale. In questo caso l’Energy Saver fa capo ad un lettore di card RFID che, rilevata la presenza di una card, può pilotare conseguentemente l’Energy Driven e attivare o disattivare le utenze.

 

Nell’ottica del risparmio energetico questo è un esempio di come l’integrazione operi per raggiungere uno specifico obiettivo e più.

 

Da quanto scritto, capirete se, quando leggo Energy Power (=potenza energetica) sulla confezione di un prodotto impiego qualche istante per focalizzare l’argomento (a meno di trovarmi  difronte ad uno specifico scaffale di supermercato) nel tentativo di individuare riferimenti che possano non essere puramente figurativi ….poi quando leggo energizzante (=che conferisce energia) beh… aiutatemi a capire come e quanta energia mi conferisca il doccia-schiuma…

 

Ma la questione forse è risolvibile ammettendo la limitatezza della lingua che spinge  all’uso, talvolta strumentale,  di uno stesso termine per indicare cose diverse.

 

MaP